L’ultima volta era andata maluccio, visto che le ricciole ringraziavano per i tombarelli gentilmente offerti dalla ditta e, un po’ scortesemente salutavano con uno sberleffo. Oggi la giornata sembra perfetta, previsioni di NW 2, sole e mare calmo. Infatti, siamo in acqua, Franco, Tonino e il sottoscritto come ospite portafortuna (visti i precedenti) già dalle 7,30. Il primo tombarello muore subito, il secondo non capiamo se lo scippano e se lo perdiamo urtando un ostacolo, il terzo, pescato molto lontano dal luogo magico, lo rianimiamo amorevolmente e, a velocità degna di un 118, voliamo al punto X. Al primo passaggio, proprio sotto gli occhi benevolmente invidiosi di alcuni amici a pesca nello stesso luogo, la canna flette e la cicala del mulinello inietta l’adrenalina tipica dello strike. Franco corre alla canna e ferra con decisione, è pesce, e tira forte. Il combattimento è emozionante, la ricciola combatte con tenacia, ma questa volta non ha scampo, l’innesco era perfetto e tutti e tre gli ami sono nella gola della malcapitata. Dopo dieci minuti di lotta, con un colpo da perfetto “mate” raffio la ricciola ed’é a bordo, fra le urla di gioia e le pacche sulle spalle. Al peso registra poco più di 10 Kg, non è enorme, ma a noi sembra una bella bestia, che onorerà la nostra tavola e quella di qualche amico. Il presentimento della giornata si è dimostrato esatto e lo sfilettatore è stato molto utile, così come la macchina fotografica. Alla prossima.
San Foca
Sabato la giornata si presenta grigia, ma visto che è tanto che non usciamo a pesca, decidiamo di partire subito e pranzare con un panino in barca. Appena arrivati qualche lampuga ci viene a fare visita per allietarci con i loro salti e i loro combattimenti, che effettuati con cannette leggere sono molto divertenti (per noi, almeno). Qualche bell’esemplare si slama, uno addirittura rompe lo 0,28 extra che arma i mulinelli. Alla fine ne abbiamo solo 4, ma tre sono di bella taglia e a noi basta così. La cena è assicurata ed il divertimento pure.
Provo a raccontare alcuni giorni di vacanze di pesca nel Salento. Si tratta di tre uscitea pesca subacquea nel litorale adriaticointorno al porto di San Foca, – dal 10 al 14 agosto – in compagnia del mio più fidato “pard” Marcello.
1° giorno – dopo alcuni tentativi sui fondali prospicientiil porto turistico, in direzione Nord, rientriamo in porto senza prede anche a causa di una fortissima e inusuale corrente da sud che non ci permette di effettuare correttamente n’è aspetti n’è agguati.
2° giorno – ci spingiamo ancora più a Nord, su fondali di 6/8 mt circa. Il posto è noto e mentre io “perdo” 5 pesci, tutti colpiti ma non “insagolati”(tra cui 3 triglie belle grandi di cui sono ghiottisssimo), ne porto a casa 3, di dimensioni discrete (si tratta di saraghi), bastevoli per un assaggio arrosto e 2 polpi. Il mio compagno Marcello invece si destreggiacon alcune belle triglie (che invidia), buoni saraghi e i soliti polpi, da cui il soprannome “mastropolpo”.
3° giorno – la giornata si presenta bellissima e il mare piatto. Decidiamo allora di tornare sul posto della scorsa volta. Per me, al primo aspetto si presenta l’occasione di un bel denticiotto, che però arriva dalla parte in cui non ero molto coperto e si mantiene fuori tiro.Dopo aver spadellato 2 triglie - ‘ngarbate -, insagolo un saragotto. Intanto il mare si increspa leggermente. decidiamo di riavvicinarci al porto e proviamo un posto nuovo sulla via del ritorno. Il posto sembrava invitante, ma invece appare deserto. provo un aspetto ma non si presenta niente. Mentre stavo per risalire, mi accorgo che da uno scoglio poco lontano spunta una coda enorme, mi rigiro e mi avvicino quanto più posso. Sparo e colpisco con precisione (era fermo), ma non succede niente, tutto fermo, immobile. Mi chiedo se quel pesce fosse vivo, ma quando provo a prendere l’asta in mano, si scatena il finimondo. Il pesce si “qualifica come un orata di poco più di 2 kg, che certamente non ci sta a venire a cena da me. Dopo una breve “colluttazione” la assicuro al portapesci sul pallone. Non sto nella pelle dalla gioia. Immagino già i commenti del mio amico sugli “attributi” necessari per catturare pesci così, ma vorrei ricordare all’ “invidioso” pescatore, che se lui lo chiamano “mastropolpo”, io potrei farmi chiamare “mastro-orata”, visto che tocca sempre a me pescare questi splendidi pesci – a proposito, ricordi quella di 2,4 Kg di tre anni fa?
Comunque a cena ho fatto un figurone con gli ospiti.
Torre ChiancaUna bella giornata di ottobre io, Franco ed il Direttore ci dedichiamo alla traina alla ricciola con il vivo. Dopo molte difficoltà riusciamo a catturare un bel tonnetto alletterato che sembra proprio della misura giusta per ingolosire qualche ricciola che transita in zona. Un innesco rapido e perfetto e il tonnetto ritorna guizzante in acqua innescato con tre ami, pronto a vendere cara la pelle. Passa circa mezz’ora e la canna ha un sussulto, poi il cicalino del mulinello canta. Dopo una pronta ferrata il combattimento ha inizio. La splendida ricciola della foto non ci sta proprio a venirci a trovare … come quale ricciola, non la vedete? Beh questa volta in effetti non l’abbiamo vista neppure noi… ma la prossima volta non ci scappa di sicuro.barbas
La traina col vivo, si sa, è molto redditizia, ma non sempre si riesce a reperire un volontario (calamaro o aguglia) disposto a sacrificarsi… per noi. A questo punto entrano in gioco tutte le astuzie possibili e immaginabili che ogni pescatore conosce e sperimenta. Si possono provare esche alternative (occhiate, boghe, sparioli, ecc.), o provare a giocare … col morto. E’ questo il caso e il risultato non è stato poi male. il dentice di quasi 10 Kg si è lasciato ingannare da una aguglia “resuscitata” per l’occasione e innescata con 2 ami, stabilizzata con un piombino da 15 – 20 g. sotto la gola e con la spina dorsale rotta in due punti per rendere il suo movimento più naturale. Naturalmente le esche devono essere abbastanza grandi da “ingolosire” l’agognata preda.
Orate… che passione. In inverno, nelle placide giornate di mare calmo, si possono pescare orate come queste sui bassifondali salentini con la tecnica del palamito. Per la verità è una tecnica un po’ faticosa, ma le soddisfazioni che può regalare sono proprio tante. Oltre le orate, possono allietare la giornata anche dentici ed altri magnifici pesci per la nostra tavola.
Franco
26 dicembre. Dopo una lunga inattività (dovuta al fatto di essere rimasti in “ostaggio” per 3 mesi dalla sabbia della Darsena, finalmente usciamo a pesca. Anche la “Barbablù” all’inizio stenta a ritrovarsi, ma poi fila liscia come sempre. Abbiamo deciso di pescare a fondo ai dentici con l’artificiale e trainiamo su un fondale di circa 40/45 metri. Dopo tre ore di traina nel carniere ci sono solo due piccoli dentici, ma lo consideriamo un buon auspicio per il futuro, in fondo è stata una bella giornata. Alla prossima.
Barbablù team
Da un bel po’ che non pescavo una spigola a traina. Sembrava una maledizione. Provavo e riprovavo in tutti i modi conosciuti… ed anche di più. Niente di niente. Non ce ne saranno più, pensavo. Notizie buone in effetti non se ne sentivano. Catture sporadiche qua e la. Poi, finalmente lunedì una ferrata inconfondibile, è lei. Infatti, non molto grande, ma speriamo che sia di buon auspicio.
Alfio